Adozione: dallo smarrimento alla definizione dell’identità

“I genitori sono quelli che ti crescono, ma io ce l’ho questa cosa delle origini, del sapere chi sono, da dove derivo, che volto ha mia madre”.

Con queste parole si raccontava a me in seduta una giovane, adottata a pochi mesi di vita. Quando il processo adottivo avvenuto durante l’infanzia non ha potuto essere accompagnato da una ricostruzione del passato della persona e da una condivisione dei vissuti ad esso correlati, possono crearsi le basi per una ferita difficile da rimarginare: il vuoto delle origini, che è un vuoto identitario e affettivo.

Alla dolorosa e spesso traumatica ferita legata all’abbandono, si aggiunge così la difficoltà, per il bambino prima, e per l’adolescente poi, nel dare senso e significato alle proprie radici, e, a volte, all’esistenza in sé. Durante l’adolescenza, che si costituisce come periodo di importanti cambiamenti, e che vede tra i suoi compiti fondamentali la definizione di sé e della propria identità, questi aspetti deficitari legati al passato e le emozioni profonde che ne sono scaturite, possono in alcuni casi manifestarsi in comportamenti disadattivi, come ad esempio l’abuso di sostanze, l’aggressività auto o eterodiretta, e andare a rallentare il processo di sviluppo del soggetto. Ad un’osservazione attenta, sono spesso profondi sentimenti di rabbia, tristezza, senso di ingiustizia, smarrimento, a fare da sfondo a tali comportamenti.

E’ nell’ambito di autentiche relazioni con i genitori in cui fare esperienza di un vero senso di appartenenza che è possibile iniziare una reale elaborazione del trauma. Laddove venga a mancare questa condivisione, diviene allora utile, anche in età adulta, affidarsi ad un professionista della relazione di aiuto e intraprendere un percorso psicoterapico nel quale inserire il passato e le sue lacune in una narrazione condivisa con il terapeuta, affrontando i vissuti dolorosi che continuano ad abitare il mondo interno, e trovando supporto nel lungo e arduo lavoro di definizione della propria identità.

 

                                                                               Dott.ssa Elena Cafasso – Psicologa Psicoterapeuta Torino e Chieri

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