La Depressione: comprenderla e curarla

Accanto ai disturbi d’ansia, le patologie legate all’umore rappresentano oggi una delle più frequenti espressioni di disagio psicologico. Tra queste, la depressione fa riferimento ad un quadro sintomatologico specifico, naturalmente da ben distinguere dalla tristezza o dagli stati melanconici che appartengono alla comune esperienza affettiva della persona.

Tale disturbo può manifestarsi in un singolo episodio oppure ripresentarsi ciclicamente, rendendo qualitativamente penoso per la persona affrontare la vita quotidiana.

Esso, proprio come le altre forme di psicopatologia, si esprime nella persona attraverso le dimensioni del pensiero, dell’emotività, del corpo e della socialità. L’umore deflesso e la perdita di interesse e motivazione per ciò che in precedenza attirava la persona sono tra i segni principali della presenza di tale disturbo. Ad essi possono associarsi disperazione, pensieri autosvalutativi e di colpa, sensazione di stanchezza frequente, ipo o iper-attività, alterazioni dell’appetito e del sonno, ritiro sociale, e, nei casi più gravi, pensieri o agiti autodistruttivi.

All’origine di tale disturbo, oltre alle componenti di tipo genetico, è da sottolineare l’importanza degli aspetti legati all’esperienza soggettiva, al modo in cui la persona dà significato agli eventi della vita, percepisce se stesso e vive la relazione interpersonale con l’Altro significativo. Episodi di perdita e di lutto complicato, un Super-Io sadico, importanti vissuti di fallimento che vadano a minare l’autostima della persona, possono caratterizzare il contesto d’insorgenza di tale disagio nel quale l’emozione della rabbia assume un ruolo importante: una rabbia che il soggetto rivolge verso di sé.

Affidarsi ad un professionista della relazione di aiuto, quale è lo psicoterapeuta, diviene in tal caso di primaria importanza per dare senso e significato al malessere della persona. L’esplorazione condivisa delle motivazioni all’origine del disturbo, della relazione tra sintomi e personalità, consente a paziente e terapeuta, all’interno di una relazione terapeutica di fiducia, di affrontare la sofferenza che la persona porta dentro di sé, di contenerla e di ritrovare il senso della propria vitaNei casi più gravi, un percorso che veda l’integrazione di un intervento psicologico e farmacologico in collaborazione con il medico è auspicabile per una cura più efficace del disagio.

                                                                                                        Dott.ssa Elena Cafasso – Psicologa Psicoterapeuta Torino e Chieri

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